Di Sara Giombolini
Quando una donna sceglie dove far nascere il proprio bambino, la domanda centrale è sempre la stessa: quanto conta che il parto avvenga in ospedale? La risposta, come ricorda il dottor Maurizio Radicioni, direttore della Pediatria dell’Ospedale di Foligno, è chiara: partorire in ospedale significa proteggere la vita della madre e del neonato. I dati, infatti, parlano da soli: se in passato la mortalità materna e neonatale era elevata, oggi in Italia è scesa a livelli tra i più bassi d’Europa. Un risultato reso possibile dai progressi della pratica ostetrica e da un’organizzazione sempre più sicura e strutturata del percorso nascita. Scegliere l’ospedale significa poter contare su risorse, sorveglianza e competenze multidisciplinari che nessun contesto domestico può garantire: ambienti idonei, personale qualificato e strumenti diagnostici immediati che possono fare la differenza in caso di emergenza. Eppure, persiste ancora la convinzione che in ospedale vi sia un ricorso eccessivo al parto cesareo. In realtà, i dati dimostrano il contrario — precisa il dottor Radicioni —: in Umbria, dove il cesareo rappresenta circa il 22-23% dei parti, un valore perfettamente in linea con la media europea, non si tratta di una prassi routinaria, ma di un intervento riservato esclusivamente alle situazioni in cui è davvero necessario, per salvaguardare mamma e bambino. Questa cura per la sicurezza non riguarda solo il momento del parto, ma accompagna l’intero percorso nascita. Il parto, infatti, non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa delicata di un cammino che comincia già in gravidanza e prosegue nelle prime 48 ore in ospedale. È in questo tempo prezioso che mamma e neonato vengono seguiti con dedizione, sostenuti nella costruzione del legame affettivo e costantemente monitorati e assistiti. Tra le pratiche che meglio incarnano questa accoglienza c’è lo skin-to-skin, il contatto pelle a pelle: un gesto naturale che regola la temperatura, stabilizza battito e respirazione e rafforza il legame genitore-neonato. Va però eseguito con accortezza: vie aeree sempre libere, testa ben allineata, naso non ostruito. Anche i gesti più semplici diventano parte di quella rete protettiva che solo l’ospedale può assicurare nei primi momenti di vita. All’interno di questa rete di cure e premure rientrano anche le profilassi universali e gli screening neonatali, strumenti che hanno rivoluzionato la salute dei bambini fin dalla nascita. La vitamina K previene emorragie potenzialmente gravi, la profilassi oculare protegge da infezioni, mentre l’immunoprofilassi contro il virus respiratorio sinciziale ha già dimostrato di ridurre in modo significativo i casi più seri di bronchiolite. Accanto a queste misure, gli screening consentono di identificare precocemente condizioni trattabili prima che evolvano: dai test metabolici, che oggi permettono di diagnosticare oltre cinquanta malattie rare, alla pulso-ossimetria per le cardiopatie congenite, fino agli screening per bilirubina, udito e vista. Tutti esami rapidi e indolori, che non devono spaventare: un risultato positivo non equivale a una malattia, ma indica semplicemente la necessità di un controllo più approfondito. Alla luce di questo impegno costante, il messaggio ai genitori diventa parte integrante dello stesso percorso di cura. “Non cercate di controllare tutto – raccomanda il dottor Radicioni – ma affidatevi ai professionisti, scegliete fonti affidabili e concedetevi la possibilità di imparare giorno per giorno, senza ansia e senza timori eccessivi.” Partorire in ospedale, dunque, non è soltanto un atto clinico, ma un vero e proprio investimento in sicurezza e serenità. Significa avere accanto una squadra pronta a intervenire, ma anche una rete capace di accompagnare, educare e rassicurare. Sapere che, nei momenti più delicati in cui una nuova vita inizia, ci sono competenze, dedizione e attenzione, può davvero fare la differenza.
intervista a cura di Sara Giombolini
redazione di Medicina&Cure
un ringraziamento a
– Dr. Maurizio Radicioni, Direttore della struttura complessa di Pediatria ospedaliera di Foligno e Spoleto
– al reparto di Pediatria dell’Ospedale San Giovanni Battista di Foligno e a tutto il suo staff
– alla dott.ssa Orietta Rossi, Direttore dell’ospedale di Foligno
- Maurizio Radicioni
maurizio.radicioni@uslumbria2.it
tel 0742/3397660 / 7661

