Endometriosi, vulvodinia e infezioni vaginali: prevenzione, cura e pratiche quotidiane

In questa seconda puntata con il dottor Saverio Arena, ginecologo e direttore f.f. della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, parliamo di endometriosi e vulvodinia, due patologie invalidanti e molto dolorose per la donna. Ma una diagnosi precoce e una cura preventiva potrebbero offrire uno spiraglio. Tratteremo anche le infezioni dell’apparato genitale femminile: quali sono i sintomi e come possono essere curate e prevenute?

Dottor Arena, ultimamente si parla molto di endometriosi: che cos’è questa malattia?

L’endometriosi finalmente ha raggiunto la giusta dimensione, non solo tra i professionisti. Non è una malattia che scopriamo oggi, ma oggi ne sappiamo molto di più che in passato e sicuramente nei prossimi anni ne avremo ancora una maggiore consapevolezza. Credo però che la definizione di patologia andrebbe sostituita con quella più ampia di condizione, perché l’endometriosi coinvolge più aspetti della vita di una donna: dal dolore e dalla gestione del quotidiano fino alla difficoltà nella progettazione di una gravidanza. Sarebbe opportuno individuarla precocemente in modo da identificare e monitorare le pazienti a rischio. A tal proposito ci sono studi genetici – ne stiamo facendo anche noi – che potrebbero permettere di scovarla precocemente: conoscere il gene o la mutazione potrebbe essere una eccellente punto di partenza per individuare le pazienti a rischio. Una volta identificata può essere gestita attraverso un corretto connubio tra terapia farmacologica e terapia chirurgica, quest’ultima non sempre indispensabile. Il tutto però deve essere focalizzato per affrontare i progetti futuri della donna. Una precoce diagnosi basata sull’identificazione della mutazione genetica non sarebbe terapia, ma permetterebbe di gestire precocemente le pazienti a rischio prima che si manifestino i sintomi.

Ci spieghi meglio…

Se la valutazione genetica individuasse quali sono le donne più soggette all’endometriosi, si potrebbe ridurre notevolmente il rischio di conseguenze importanti, tenendole sotto controllo. In pratica come si fa con il vaccino per il papilloma virus, si può effettuare a 12-13 anni – o anche prima – una valutazione genetica per individuare l’eventuale rischio della patologia, così da iniziare una terapia o monitorare la donna.

Endometriosi e vulvodinia: qual è la differenza tra le due patologie?

Sono entrambe malattie invalidanti. La sintomatologia dolorosa può essere associabile e sovrapponibile. La vulvodinia interessa la vagina e la vulva, esistono dei test specifici per identificarla. L’endometriosi invece ha una sintomatologia più profonda e più interna che colpisce la vagina, le ovaie, il retto e i legamenti utero-sacrali. In entrambi i casi si aggiunge il dolore vulvare che riguarda l’introito vaginale e che rende dolorosi i rapporti sessuali. L’endometriosi è una patologia più profonda e con maggiore incidenza ed è compito dello specialista individuare le due diverse patologie. È indicato anche sospettare di un’endometriosi nei casi in cui si teme una vulvodinia.

Endometriosi - Medicina & Cure

Quali sono i consigli che ci può dare?

Non sottovalutare i sintomi e rivolgersi a professionisti specializzati nelle due patologie.

Parliamo ora delle infezioni dell’apparato genitale femminile: quali sono le più frequenti e come possono essere prevenute?

Come prima cosa diciamo che l’utilizzo del preservativo evita la trasmissione delle infezioni, perché nella maggior parte dei casi – perlomeno le più frequenti – si contraggono attraverso rapporti sessuali non protetti. Andiamo con ordine. La sifilide e la gonorrea sono estremamente rare – per lo meno dalle nostre parti – ma quando si manifestano richiedono sempre molta attenzione. Ma l’estrema rarità non le deve portare in secondo piano. Un’attenta e oculata vita sessuale può evitare il contagio di queste malattie. Per quanto riguarda l‘herpes, molte volte è ingestibile e imprevedibile ma – come l’herpes labiale – una volta preso può ricomparire. Sicuramente, i rapporti nella fase attiva della patologia favoriscono il contagio del partner. La chlamydia trachomatis invece è, tra tutte, l’infezione più preoccupante, perché può incidere sull’aspetto riproduttivo e si presenta spesso in maniera silenziosa. Il contagio avviene esclusivamente con i rapporti sessuali, per cui è bene fare massima attenzione soprattutto in giovane età, perché porta una patologia tubarica che compromette la fertilità. Mentre l’infezione più frequente e spesso più rumorosa è la candida: si tratta di un’infezione da miceti e non batterica; ne esistono di diverse tipologie, ma la più frequente è la candida albicans. È fastidiosa perché si associa a sintomi come prurito, bruciore, irritazione ed è legata a tanti fattori differenti: abitudini alimentari, stress, fumo, dolci, rapporti non protetti. È un ospite dell’intestino che però una volta che arriva a livello vaginale si attiva provocando i sintomi. Molto fastidiosa ed estremamente frequente è anche l’infezione da gardnerella vaginalis, che si associa a un odore tipico di pesce avariato: è un’infezione spesso sintomatica della donna e si trasmette con il sesso non protetto. Non dobbiamo dimenticare le infezioni da micoplasmi: enterococchi, streptococchi e ecc… Tirando le somme possiamo dire che la candida, la gardnerella sono le più frequenti; la clamidia è quella sulla quale occorre fare più attenzione, mentre la sifilide e la gonorrea sono più rare. A queste si aggiunge lo human papilloma virus (di cui parleremo in modo approfondito più avanti) al quale va prestata molta attenzione.

Come si curano?

Per la chlamydia, la gardnella, per i micoplasmi e gli ureaplasmi è necessaria una terapia antibiotica. Per la candida ne serve una antimicotica. Fondamentale è individuare la cura corretta ed evitare terapie empiriche, soprattutto in assenza di una diagnosi accertata. È bene sottoporsi a un tampone microbiologico al fine di trattare correttamente l’infezione; ciò anche perché spesso i sintomi sono aspecifici e non sempre dovuti a una infezione. Un trattamento sbagliato non farà altro che favorire una distruzione della normale flora batterica vaginale, agevolando la comparsa iatrogena di un’infezione. Mi permetto di ricordare che la vagina necessita della presenza di batteri, tra cui lactobacilli, che mantengono l’ambiente nelle condizioni idonee a evitare infezioni.

Continua…

Prima puntata

 

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Dott. Saverio Arena

Direttore f.f. della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia.

Si occupa prevalentemente del trattamento chirurgico delle patologie ginecologiche benigne e maligne per via addominale.

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