L’ipoacusia, una patologia spesso sottostimata

L’ipoacusia è la perdita parziale del senso dell’udito, che può colpire una o entrambe le orecchie.

Alla base possono esserci problemi o danni alle strutture responsabili dell’udito, sia congeniti sia acquisiti.

I fattori di rischio sono l’età, le abitudini comportamentali (utilizzo di auricolari/cuffie, fumo, abuso di alcolici), ambiente di lavoro e inquinamento acustico, sesso maschile.

L’ipoacusia può compromettere la vita del soggetto fino a diventare un handicap sociale.

Secondo gli esperti, oltre il 5% della popolazione mondiale (466 milioni di persone) ha una riduzione dell’udito tale da incidere sulla qualità della vita e si stima che entro il 2050 oltre 900 milioni di persone avranno una perdita uditiva disabilitante (dati OMS 2020).

ITALIA, I NUMERI

In Italia sono 7 milioni le persone con problemi di udito, corrispondenti a circa l’11,7% della popolazione. Tra gli over 65 l’ipoacusia riguarda 1 persona su 3.

Per di più il 54% della popolazione non ha mai effettuato un esame audiometrico e solo il 31% della popolazione lo ha effettuato negli ultimi 5 anni.

L’ipoacusia rappresenta, inoltre, la terza malattia professionale per prevalenza (8.6% del totale) nonostante l’adozione da parte delle aziende di misure preventive.

Dal 2012 al 2018 si è riscontrato un aumento del 5% della prevalenza di soggetti ipoacusici.

L’OMS stima che nel 2025 la prevalenza dell’ipoacusia in Italia raggiungerà gli 8 milioni, toccando i 10-11 milioni nel 2050.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta un fattore determinante nell’aumento della prevalenza dei soggetti ipoacusici. Ciò dimostra come la reale incidenza di questa patologia sia sottostimata e quanto la diagnosi di ipoacusia venga ancora vista come uno stigma sociale con scarsa accettazione del problema e, conseguentemente, del trattamento, da parte del paziente.

FOCUS SULL’UMBRIA: TERNI

Puntando l’attenzione sul nostro territorio possiamo osservare come nel distretto ternano siano affette da ipoacusia circa 18.000 persone su 131.000 abitanti (corrispondenti a circa il 14% della popolazione).

Tale valore, più elevato rispetto alla media nazionale, è da ricondursi sia a una maggiore età media della popolazione sia alla massiccia presenza di industrie pesanti.

La fascia di età in cui si è riscontrato l’aumento relativo maggiore è stata la classe di età intermedia: dai 46 a 65 anni, quella più esposta a rischi di tipo ambientale.

GLI EFFETTI SULLE FUNZIONI COGNITIVE

Si è evidenziato, in numerosi lavori scientifici, che gli anziani con ipoacusia abbiano maggiori probabilità di sviluppare l’Alzheimer o altre malattie neurologiche. Le persone con ipoacusia da moderata a grave hanno una probabilità fino a 5 volte maggiore di sviluppare demenza senile.

Il trattamento precoce dell’ipoacusia nell’adulto appare dunque efficace per ritardare la comparsa di disturbi cognitivi, mantenendo una buona funzionalità cerebrale e previene patologie fortemente connesse all’invecchiamento e gravose dal punto di vista socio-economico. Tutti questi dati rendono evidente come l’ipoacusia non sia un problema marginale e che rappresenti un costo sociale elevato.

LE CAMPAGNE DI PREVENZIONE

Proprio alla luce di questo sembrerebbe opportuno avviare una campagna di screening audiologico diretta alla popolazione adulta, con particolare attenzione alla fascia di età 46-65 anni. In quest’ ottica la nostra regione potrebbe fare da capofila così come lo è stata, in Italia, con l’attivazione dello screening audiologico universale neonatale.

L’esecuzione di questo tipo di screening non necessita di investimenti consistenti in quanto si potrebbero utilizzare le strutture già presenti potenziandole con l’acquisto di pochi audiometri e impedenzometri.

Andrebbe inoltre organizzata una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alla popolazione, in particolare alle persone tra i 46-65 anni in cui la problematica è maggiormente sottostimata (come si evidenzia dai dati OMS).

Come detto precedentemente, infatti, oltre a più della metà della popolazione adulta che non ha mai eseguito un esame audiometrico, il 20% dei pazienti ipoacusici non ne parla né al curante né allo specialista.

Sarebbe opportuno adottare un sistema simile a quello in atto per altri screening (tumore della mammella, pap test, etc.) che preveda la comunicazione al cittadino della data e della struttura del SSN presso cui effettuare la valutazione audiologica.

Le soluzioni terapeutiche d’altronde esistono, chirurgiche e protesiche, e lo stigma sociale nei confronti delle protesi va definitivamente sfatato.

Ciò consentirebbe una diagnosi precoce e di conseguenza un trattamento tempestivo ed efficace, con netto miglioramento della qualità della vita dei soggetti interessati e risparmio economico per il SSN.

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