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COSA SONO I DSA? Ne parliamo con la Dottoressa Chiara Cavallucci Logopedista e la Dottoressa Claudia Sensi Psicologa

Sempre più spesso si sente parlare di DSA, ossia di disturbi specifici dell’apprendimento.
Ma di cosa si tratta? Quanto è importante agire in #prevenzione? Ne parlamo nello specifico con la Dottoressa Chiara Cavallucci, Logopedista e la Dottoressa Claudia Sensi, Psicologa dello Studio Rubik

 

COSA SONO I DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)?

I disturbi specifici dell’apprendimento sono compromissioni specifiche delle abilità di lettura, scrittura e calcolo in assenza di deficit sensoriali e in presenza di un QI (quoziente intellettivo) nella norma. Si distinguono in:

  • Dislessia: disturbo della lettura che si esprime a livello base della decodifica del testo, trasformazione dei segni grafici nei suoni che compongono le parole. La lettura del bambino dislessico risulta lenta, difficoltosa, con frequenti errori a causa della non automatizzazione dell’associazione grafema-fonema.
  • Disortografia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della codifica fono-grafica e dell’ortografia.
  • Discalculia: disturbo delle abilità relative al mondo dei numeri e del calcolo
  •  Disgrafia: disturbo della scrittura che si esprime a livello della grafia (aspetti grafo-motori)

Se è vero che non si può fare diagnosi di DSA prima della fine della seconda elementare per la
lettura e scrittura e prima della fine della terza elementare per le abilità di calcolo, è altrettanto vero
che risulta essere molto importante osservare l’adeguatezza dei prerequisiti dell’apprendimento già
dagli ultimi anni della scuola dell’infanzia.

Che cosa sono i prerequisiti dell’apprendimento?

Sono un insieme di funzioni e abilità specifiche che si sviluppano molto prima dell’ingresso del bambino alla scuola primaria. Sono necessarie per sostenere un corretto processo di apprendimento.

Alcuni dei prerequisiti fondamentali sono la discriminazione visiva, la capacità di discriminare grafemi da altri segni grafici e distinguerli tra loro; discriminazione uditiva, la capacità di distinguere i suoni linguistici e riconoscere i singoli fonemi (suoni); la memoria fonologica a breve termine, capacità di trattenere in memoria delle sequenze di suoni; le abilita’ metafonologiche, capacità di riconoscere e manipolare le caratteristiche fonologiche delle parole attraverso operazioni di fusione (fondere i singoli fonemi per creare una parola: p-a-n-e = pane) e segmentazione (separare i singoli fonemi che compongono la parola: pane = p – a – n – e); coordinazione oculo manuale. Abilità visuo-spaziali, intesa come capacità di integrare informazioni che provengono dallo spazio. Leggere e riconoscere i numeri attraverso l’associazione tra un simbolo grafico e il nome del numero; saper confrontare numerosità diverse…

Perché è importante valutare i prerequisiti prima dell’ingresso alla scuola primaria?

La valutazione dei prerequisiti permette di osservare sin da subito l’andamento
evolutivo del bambino ed arrivare, se necessario, ad una diagnosi precoce. Sarebbe opportuno
effettuare attività di screening già intorno ai 5 anni di età per poter verificare l’effettiva presenza
o assenza dei prerequisiti per l’apprendimento. Identificare quali bambini mostrano una difficoltà a
questo livello permette di attivarsi ed andare a potenziare e sostenere le abilità prima di un’eventuale diagnosi. Inoltre, una valutazione precoce consente anche di differenziare i cosiddetti “falsi positivi” cioè bambini che nei primi due anni di scolarizzazione presentano una semplice difficoltà negli apprendimenti che non sfocia poi in un DSA.

Quali sono i campanelli d’allarme ai quali fare attenzione? Familiarità per disturbi di apprendimento,
difficoltà linguistiche, motorio-prassiche, visuo-spaziali. Un particolare occhio di riguardo deve
essere posto al linguaggio. Il linguaggio e l’apprendimento sono da considerarsi un continuum; la
fonologia (l’insieme dei suoni), infatti, gioca un ruolo molto significativo nell’avvio degli
apprendimenti. Nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia i bambini dovrebbero arrivare ad avere
una consapevolezza fonologica, dovrebbero, cioè, essere in grado di riconoscere la differenza tra
parole che si somigliano (pollo-bollo) o identificare il suono con cui iniziano (/cane/ inizia come
/casa/), riconoscere le rime… riuscire a manipolare i suoni.

A cosa devono stare attenti i genitori?

Consigliamo ai genitori di porre l’attenzione già nel periodo prescolare ad una serie di indicatori:

  • il bambino ha un vocabolario limitato (dice poche parole)
  • il bambino sostituisce alcuni suoni e il linguaggio tende a non essere comprensibile
  • riconosce a fatica i suoni che formano le parole: fatica a suddividere in sillabe le parole e/o a riformarle partendo dalle sillabe
  • ha difficoltà ad imparare a scrivere il proprio nome
  • scrive lettere e numeri in maniera speculare
  • ha difficoltà con la direzionalità (destra-sinistra)
  • fatica ad apprendere numeri, giorni della settimana, forme…
  • fatica a fare associazioni

 

Solitamente i bambini a rischio DSA sono gli alunni che a fine della prima elementare sono
significativamente lenti nella lettura, non riconoscono le lettere, non associano suono-lettera, non
suddividono correttamente in sillabe. In ambito matematico invece non riescono a riconoscere a
colpo d’occhio piccole quantità (fino a 3), hanno difficoltà a leggere- scrivere i numeri fino al 10
.

Quando si può effettuare la diagnosi?

Alla fine della seconda elementare per la lettura e scrittura (dislessia, disortografia, disgrafia); alla fine della terza elementare per le abilità di calcolo (discalculia). Una diagnosi precoce e un conseguente intervento riabilitativo risultano essere positivi per lo sviluppo cognitivo, sociale ed affettivo del bambino al fine di migliorare sin da subito l’esperienza e la resa scolastica del bambino.

Invece, la valutazione degli apprendimenti quando può essere fatta?

NON bisogna aspettare la fine della seconda elementare per una valutazione degli apprendimenti. Se nei primi due anni della scuola primaria emergono problematiche nell’acquisizione di lettura, scrittura e calcolo un periodo di potenziamento può risultare molto utile per distinguere una
difficoltà iniziale da un vero e proprio disturbo dell’apprendimento. Prima si individua la difficoltà
e prima si può intervenire riducendone l’entità attraverso l’uso di strumenti compensativi/dispensativi all’interno di una didattica personalizzata e individualizzata.

E dopo la valutazione?

Arriva qui il momento più importante… La diagnosi è indispensabile ma non serve a nulla aspettare senza agire! Il punto fondamentale è permettere al bambino di trovare le sue strategie, poter usare i suoi strumenti se ci limitiamo solo a valutare e/o diagnosticare non lo stiamo aiutando realmente… come se ti venisse diagnosticata una miopia ma non ti prescrivessero gli occhiali. La valutazione mettendo in luce i punti di forza e di debolezza dell’alunno permette di strutturare un percorso di potenziamento individualizzato. L’obiettivo è evitare che si instaurino comportamenti scorretti che possano continuare ad inficiare le prestazioni del bambino con conseguenti difficoltà anche a livello di autostima e di relazione. Potenziare fin da subito aiuta ad avere un processo di apprendimento maggiormente sereno e positivo, di discriminare una difficoltà iniziale da un vero e proprio DSA e nel caso in cui un disturbo ci sia, attivarsi fin da subito per creare una rete professionisti-scuola-famiglia che sostenga il bambino nella sua crescita scolastica e personale.

 

“Se non imparo nel modo in cui tu insegni, insegnami nel modo in cui io imparo”.

Harry Chasty

 

 

 

 

Dott.ssa Chiara Cavallucci Logopedista

Dott.ssa Claudia Sensi Psicologa

c/o Studio Rubik Ellera di Corciano (PG)

http://www.studiorubik.it

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