Una sinergia vincente al servizio del benessere degli animali e delle persone

Veterinarian examining horse on farm

Intervista al professor Francesco Porciello, direttore dell’Ospedale Veterinario Universitario Didattico, e il professor Fabrizio Rueca, direttore del Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Perugia.

La Regione dell’Umbria ha investito sulla possibilità di mettere al servizio della collettività un ospedale veterinario aperto 24 ore, sia per i privati, che portano gli animali in cura, sia per i servizi Asl veterinari.

Il primo articolo del codice deontologico dei veterinari afferma che le attività dei medici veterinari sono al servizio della collettività e a tutela della salute degli animali e dell’uomo: gli animali d’affezione sono sempre più presenti nelle nostre famiglie, tanto da esserne divenuti membri a pieno titolo e, come testimonia anche l’esperienza pandemica, il loro benessere e il nostro sono strettamente connessi.
Ne parliamo col professor Francesco Porciello, direttore dell’Ospedale Veterinario Universitario Didattico, e con il professor Fabrizio Rueca, direttore del Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Perugia.

Cosa ne pensate di questa premessa? È corretta? 
RUECA: La premessa è assolutamente corretta: esiste una strettissima connessione tra la medicina veterinaria, la medicina umana e la sanità pubblica, perché la nostra è una professione estremamente complessa, che va dalla cura degli animali, sia da affezione sia da produzione, fino al controllo di molte delle filiere che portano i prodotti alimentari sui banchi dei nostri negozi o dei nostri supermercati, da dove li preleviamo per consumarli. Il nostro percorso formativo è complesso e ricco di varie possibilità di applicazione ed è rivolto proprio a mettere in atto azioni sinergiche sia nei confronti della salute animale sia della sanità pubblica. E quindi della salute umana.

PORCIELLO: Questo servizio per la collettività è testimoniato dal fatto che nella nostra regione da anni c’è interesse pubblico verso i servizi potenzialmente offerti dalla medicina veterinaria, dal nostro Dipartimento e dal nostro Ospedale Veterinario e da tutto ciò che vi è collegato. In questo modo la Regione dell’Umbria ha investito sulla possibilità di mettere al servizio della collettività un ospedale veterinario aperto 24 ore, sia per i privati, che portano gli animali in cura, sia per i servizi Asl veterinari, che possono riferirsi all’ospedale veterinario per condizioni di secondo livello di emergenza clinica, per cani e gatti ma anche per gli animali selvatici o per tutti quelli che non hanno un padrone. Oltre questo ci sono sicuramente altri due servizi che la regione co-finanzia (parte del finanziamento è messo a disposizione direttamente dall’Università): il registro tumori animali, che rappresenta in un certo modo un campanello d’allarme anche per la salubrità dell’ambiente in cui viviamo, e RandagiAmo, un progetto di recupero di cani e gatti senza padrone che vengono reclutati sul territorio dalle Asl regionali e messi a disposizione di chi, con altruismo, li vuole adottare. Si tratta di progetti di interesse pubblico che la Regione appoggia e finanzia, e che l’Università, il nostro Dipartimento, molto volentieri contribuisce a portare avanti.

Professor Rueca, ci vuole presentare il dipartimento da lei diretto? Quali sono i corsi di laurea disponibili? Quali prospettive lavorative ci sono per un ragazzo che intraprende questo percorso?
Il nostro è un dipartimento storicamente presente sotto varie forme – Istituto, Facoltà, Dipartimento – dagli anni Trenta. Al suo interno, attualmente, abbiamo circa 70 ricercatori con vari ruoli. Le attività didattiche sono divise in due filoni, un corso di studio in medicina veterinaria e un corso di studio in produzione animali. I due corsi chiudono un cerchio intorno all’aspetto degli animali da produzione, perché danno luogo a medici veterinari e a laureati in produzione animali che collaborano con i primi nella gestione degli allevamenti, anche dal punto di vista del benessere dei capi di bestiame. Questi però sono soltanto due degli sbocchi possibili: in realtà le possibilità lavorative di un medico veterinario sono molto più ampie perché vanno dalla clinica degli animali d’affezione a quella degli animali esotici, dalla cura del cavallo all’industria mangimistica e farmaceutica.
In più c’è da considerare tutto il servizio pubblico, quindi il servizio sanitario nazionale costituito dalle Asl territoriali e dai referenti in Regione, e poi all’interno dello Stato, quindi nei vari ministeri. Ci sono anche le varie discipline dell’esercito e delle forze armate – Esercito, Marina, Aereonautica, Arma dei Carabinieri, Carabinieri Forestali, Polizia di Stato – perché dobbiamo immaginare tutti gli impieghi. Noi, per esempio, abbiamo a disposizione i famosi cani molecolari per la ricerca degli esplosivi, del denaro o delle droghe e per la ricerca sotto le macerie durante le emergenze.
Inoltre il medico veterinario controlla che gli alimenti che vengono somministrati ai nostri militari siano salubri e correttamente preparati. Altre possibilità di impiego sono nelle Università e nei centri di ricerca, come ad esempio il CNR.

Una domanda che vorrei rivolgere ad entrambi: quanto è importante per un ospedale veterinario avere alle spalle l’università? E, viceversa, quanto è importante per l’università poter contare su un ospedale? 
PORCIELLO: Non è importante, è fondamentale per l’Ospedale Veterinario Universitario Didattico avere il dipartimento alle spalle ed essere strettamente integrati. È vero che si potrebbe estrapolare dall’ospedale solo l’aspetto di servizio clinico-ospedaliero alla popolazione o al territorio, ma noi esistiamo come ospedale didattico, quindi il nostro obiettivo principale è quello di formare nella maniera più corretta e completa possibile i futuri medici veterinari che andranno a lavorare nel territorio. Naturalmente l’ospedale veterinario si occupa di uno degli aspetti fondamentali e cioè quello della clinica – medica, chirurgica e ostetrica – e dei vari servizi specialistici.
Poi ovviamente c’è anche l’azienda zootecnica, che è altrettanto fondamentale perché ha una vocazione didattica: ci sono tutti gli aspetti laboratoristici e di diagnostica, sia per la prevenzione sia per la diagnosi delle malattie, e poi c’è l’ispezione degli alimenti, che viene fatta in un ambito ancora diverso. Quindi diciamo, l’ospedale veterinario didattico non può che esistere nell’ambito o al servizio di un dipartimento universitario di medicina veterinaria.
Lo Stato si sta dotando di ospedali veterinari universitari didattici attraverso le sue Università. Noi, in Umbria, abbiamo un ospedale che ha contribuito all’accreditamento del Dipartimento a livello europeo.

RUECA Ecco, quest’ultimo aspetto è quello che vorrei sottolineare perché forse non è conosciuto da molti. L’insegnamento della medicina veterinaria, ormai da circa trent’anni, è sottoposto a una verifica di qualità da parte di una società europea che si chiama EAEVE, che controlla e accredita le sedi. Questo fa sì che i nostri laureati in medicina veterinaria possano essere accolti a lavorare su tutto il territorio dell’Unione Europea senza che debbano fare ulteriori esami. Le varie unità che costituiscono il dipartimento, l’ospedale, l’azienda zootecnica e le attività relative alla ispezione degli alimenti concorrono, tutte insieme, alla possibilità di ottenere questo accreditamento che noi abbiamo, insieme a qualche altro dipartimento in Italia, dal 2019.

Professor Rueca, ho letto che, secondo il CENSIS, il ranking del 2021 delle lauree magistrali a ciclo unico vedeva Perugia al primo posto. Un bel risultato, come si raggiunge? 
È vero, questo è un altro gran bel risultato da affiancare all’accreditamento che abbiamo avuto a livello europeo. Il risultato è sempre dovuto a un gioco di squadra. Il CENSIS fa ogni anno questa graduatoria sulla base di alcuni criteri che valutano la didattica, l’internazionalizzazione e altri parametri. Il Dipartimento è strutturato in modo da avere delegati e commissioni che operano nei vari settori: il CENSIS prende in considerazione anche questo aspetto e quindi, se tutti questi delegati e queste commissioni lavorano in maniera ottimale e in squadra, si ottengono i risultati come questo, che inorgogliscono.

PORCIELLO: A proposito di gioco di squadra, bisogna ricordare che l’Ospedale è fatto da un insieme di professionisti: ci sono i docenti, ovviamente, ma ci sono anche liberi professionisti a contratto con l’ospedale che fanno in modo, insieme ai docenti, di tenere aperto un servizio complesso come questo. Ci sono gli specialisti di determinate branche, quelli più coinvolti nel pronto soccorso, quelli che si occupano di piccoli animali, – quindi cani, gatti o animali selvatici di piccole dimensioni – ma ci sono anche quelli, e sono la parte fondamentale anche del nostro ospedale, che si occupano di grandi animali, quindi di cavalli in primis e di grandi ungulati selvatici come daini e caprioli (che, tra l’altro, in questo periodo della dell’anno, sono purtroppo vittime di incidenti stradali e quindi arrivano in grande numero qui in ospedale).
Quindi siamo orgogliosi di aver messo a lavorare insieme, in un gruppo coordinato, persone con una mentalità universitaria – quindi più propense alla didattica e alla ricerca universitaria – con colleghi del mondo libero professionale più propensi alla clinica pratica quotidiana. Questa integrazione ci ha dato un’arma vincente.

Professor Porciello, che tipo di rapporto c’è tra la popolazione e l’ospedale universitario? 
Il rapporto tra la popolazione e l’Ospedale Veterinario Universitario Didattico è in continua crescita e miglioramento. Lo affermo perché negli ultimi 7 anni sono stato il direttore sanitario dell’ospedale e quindi ho potuto seguire alcune dinamiche. Intorno a 6-7 anni fa, non avevamo il pronto soccorso aperto h 24 e quindi le persone che avevano bisogno urgente di rivolgersi a un ospedale organizzato come il nostro non aveva la possibilità di farlo. La nascita dell’h 24 ha creato un ottimo rapporto con la popolazione. Ma c’è anche un’altra cosa che è cambiata e migliorata negli anni: il rapporto con i colleghi del mondo libero professionale. Essi si possono rivolgere all’ospedale per tutte quelle attività che nella loro struttura non possono o non vogliono, per varie ragioni, portare avanti. Questo ha fatto sì che i clienti vedano l’ospedale non come un antagonista del loro veterinario di fiducia, ma come un completamento dell’iter clinico, diagnostico e terapeutico a cui il proprio animale può essere sottoposto. Noi abbiamo delle attrezzature che nel mondo esterno non sono presenti e viceversa. È sempre il concetto del gioco di squadra.

Un cittadino che volesse portare un randagio o un animale selvatico che ha bisogno di cure presso l’ospedale, deve sostenere dei costi?
Un animale randagio o un animale selvatico non può essere portato direttamente da chi lo trova all’ospedale veterinario. L’animale senza padrone o il cui padrone non è identificabile in quel momento, deve essere portato direttamente o attraverso il servizio delle Asl al canile o al gattile, oppure al CRAS regionale di riferimento Per gli animali selvatici deve essere chiamata la Wild Umbria, reperibile tramite il sito della Regione proprio per questo tipo di servizio.

Concluderei con il professor Rueca, chiedendo dell’attività di ricerca. Che indirizzi sta prendendo? Come sta andando? 
Come dicevo, la nostra è una professione estremamente variegata e altrettanto lo è la nostra attività di ricerca. Un filone importante è svolto anche all’interno dell’ospedale, perché la casistica raccolta lì contribuisce da un lato alla conoscenza delle malattie, dall’altro anche alla messa a punto di tecniche diagnostiche o di protocolli terapeutici che possono poi essere replicati. Poi abbiamo i filoni di ricerca che riguardano, per esempio, gli animali da produzione. In quel caso viene valutata la gestione migliore delle strutture perché gli animali si trovino, seppure in allevamento, in una condizione di benessere; anche qui si effettua lo studio delle malattie e dei possibili approcci, così come dei risultati che si ottengono sulla qualità dei prodotti somministrando, per esempio, un alimento piuttosto che un altro. Collaboriamo inoltre con industrie farmaceutiche per mettere a punto dei farmaci per la cura di alcune delle malattie degli animali.
E ancora, abbiamo delle ricerche in ambito genetico per individuare animali che siano portatori di geni resistenti ad alcune malattie infettive. Senza dimenticare quelle del tratto finale delle produzioni, cioè tutta la ricerca svolta a favore della qualità e della salubrità dei prodotti di origine animale che arrivano sulla nostra tavola quotidianamente. E una piccola riflessione, perché alle volte queste cose possono sfuggire, ma la stragrande maggioranza degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno è controllata dai medici veterinari. Pensiamo al latte, alla carne, alle uova, ma anche ad altri derivati, come per esempio la pasta all’uovo: contenendo le uova è sottoposta a un controllo da parte della sanità pubblica veterinaria.


Francesco Porciello
Direttore Ospedale Veterinario Universitario Didattico e Professore ordinario
Dipartimento di Medicina Veterinaria
Vet/08 – Clinica Medica Veterinaria
francesco.porciello@unipg.it
ufficio: 075 585 7660
servizio clinica: 333 620 2131

Fabrizio Rueca
Direttore e Professore ordinario
Dipartimento Medicina Veterinaria
Vet/08 – Clinica Medica Veterinaria
fabrizio.rueca@unipg.it
ufficio: 075 5857659