Fiducia, la chiave del benessere

Abbiamo tutti subito una perdita di connessione e di fiducia, elementi fondativi della nostra umanità. Potersi fidare degli altri vuol dire poter condividere sentimenti e vissuti, riattivare circuiti di empatia e solidarietà, soprattutto in tempi di equilibrio precario.

Proprio mentre la condizione emotiva oggi più diffusa tra gli esseri umani sembra essere l’ansia, con il sospetto e la diffidenza come sorellastre, andiamo al polo opposto ed esploriamo la fiducia.

Già, perché tra l’altro gran parte della nostra dose quotidiana di ansia è legata proprio a problemi di fiducia: in una persona, in noi stessi, nel mondo, nel futuro…

LE PARENTELE ETIMOLOGICHE DELLA FIDUCIA

Tre tesi per cominciare: la fiducia è un legame, la fiducia è un bisogno, la fiducia è un sentimento di base dell’interazione umana. La sua radice è la stessa della parola fede, e non le manca neanche la sacralità, perché, per l’appunto, la fiducia è sacra, ma oltre che sacra può essere anche cieca. Attenzione: la sua parentela etimologica con la persuasione ci mostra subito che la fiducia può essere creata, ma anche estorta: la sua radice indoeuropea bheidh– vuol dire esattamente persuasione.

Per fortuna che c’è anche un’altra parentela etimologica: quella col latino foedus, che ha dentro l’idea del patto, e quindi della negoziazione e della reciprocità. È un sentimento che crea in chi lo vive una condizione di sicurezza e relax. Si appoggia sulla convinzione che il mondo circostante è tutto sommato affidabile, ben disposto verso di me.

LE SFACCETTATURE DELLA FIDUCIA

Questa condizione sostiene gli atteggiamenti socialmente più positivi, come la dedizione, la generosità, l’intimità, e tiene alla larga quelle inquietudini, quell’ansia, quel malessere, che porterebbero dritti dritti alla chiusura e ad atteggiamenti marcatamente difensivi o aggressivi.

Qualche volta la fiducia diventa anche un alibi per rimanere un po’ passivi e irresponsabili, come ai tempi lontani in cui qualcuno ci accudiva amorevolmente e pensava a proteggerci da ogni pericolo. Si impara a fidarsi degli altri appena nati, tra quelle braccia che sostengono il nostro piccolo inerme corpo e si prendono amorevolmente cura dei bisogni così impellenti che manifestiamo. Per sopravvivere bisogna potersi affidare a qualcuno, e l’esito di questo passaggio determina fortemente il nostro rapporto con gli altri e col mondo. Potersi fidare degli altri vuol dire realizzare un rapporto reciprocamente gratificante.

L’esperienza che più di altre genera senso di fiducia e di sicurezza è il sentirsi compresi. Questa possibilità si realizza solo attraverso l’apertura emotiva, attraverso la condivisione di sentimenti e vissuti, riconoscendosi negli altri e riattivando circuiti di empatia reciproca. Solo a partire da qui possiamo tornare a far affidamento su altri, a chiedere e offrire comprensione, sostegno e forza nei momenti di difficoltà.

Ma la fiducia interpersonale contiene un paradosso: solo se abbiamo recuperato un buon senso di fiducia in noi stessi potremo sviluppare una apertura autentica nei confronti degli altri e attivare circuiti empatici, evitando diffidenze e comportamenti di chiusura, che raggelano le relazioni.

LA FIDUCIA INTERPERSONALE ADULTA

Come esseri umani, abbiamo un bisogno fondamentale di fidarci degli altri, perché diversamente, ogni mattino al mio risveglio, se dovessi attivare solo un solido senso di realtà, l’esistenza mi salterebbe alla gola con la sua totale invivibilità, e il sospetto, il dubbio, la paranoia del quotidiano finirebbero per avvelenare la mia vita.

La fiducia interpersonale adulta, basata sulla self disclosure e sulla scelta attenta degli interlocutori, è la più difficile da riattivare: è stata la più minata per la perdita di contatto sociale e ha sofferto molto della tendenza tutta umana a cercare capri espiatori e nemici esterni nei momenti di difficoltà. Soffre moltissimo delle narrazioni tossiche, delle fake news e della comunicazione poco accurata, se non scadente. Soffre delle contrapposizioni, delle estremizzazioni, e deve fare anche i conti con l’irriducibile complessità dei fenomeni contemporanei, che impongono l’addio a una visione univoca e semplificata della realtà che ci circonda.

Il compito che tutti abbiamo nel post pandemia è esattamente questo: affrontare con coraggio gli ostacoli appena descritti, perché il momento storico che stiamo vivendo richiede una estensione del circuito della fiducia, che deve essere ripristinata nelle relazioni interpersonali, e poi allargata verso il sistema e le sue istituzioni, per riattivarla nel circuito sociale, nella comunità, nel futuro.

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